Castello-di-Mesocco 2 - IL Tempo Che Fu

Il Tempo Che Fu
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Castello-di-Mesocco 2

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Nell'immediata vicinanza della chiesa di S. Carpoforo, si trovano lungo i bastioni nord-occidentali i ruderi di un edificio rettangolare a più piani (16). Sul lato corto a sud di quest'ultimo è collocato un imponente forno. Apparentemente ci troviamo di fronte alle rovine del «forno centrale»che nel tardo medioevo riforniva di pane i numerosi abitanti del castello.
L'area sacra del castello di Mesocco è costituita dalla chiesa di S. Carpoforo (17). Sulla base degli scavi fatti, non si è potuto stabilire se la chiesa originariamente fosse circondata da mura e da un cimitero, come invece è documentato per Jörgenberg o per Hohenrätien. Il campanile isolato (18) è una costruzione snella a pianta quadrata, spostata rispetto all'asse della chiesa. Il basamento presenta arcate cieche tripartite e regge cinque piani con finestre binate a tutto sesto inserite in cornici quadrate. Le colonnine per la maggior parte sono state rimosse. La copertura in lastre di pietra è a piramide tronca. All'interno della navata della chiesa si trovano alcuni resti di una precedente costruzione con abside allineata. La chiesa esistente ha per pianta un rettangolo irregolare. Mancano i frontoni delle facciate est e ovest. La facciata orientale presenta resti di arcate cieche: su quelle settentrionale e meridionale vi sono nicchie voltate. Piccole finestre con arco a tutto sesto sono impostate in alto. Due porte introducono nella chiesa, una sul lato sud e l'altra su quello nord; quest'ultima probabilmente era l'ingresso riservato al sacerdote e alla nobiltà. Nella navata costituita da una sala rettangolare vi è un muretto trasversale eretto successivamente, forse resto di una transenna. L'abside a forma di ferro di cavallo è ricavata nello spessore della parete della chiesa. Vi sono conservati i resti del basamento dell'altare. Sopra i singoli frammenti di intonaco vi sono tracce degli affreschi originali, ancora intatti nel sec. XVII. Nel 1930 Poeschel individuò parti di vesti e drappeggi che egli attribuì al 1460 ca.
La rocca (C), nucleo centrale del castello, forma un corpo quadrangolare appoggiato al bastione occidentale, costituito da quattro elementi principali concatenati:
1.  il mastio (torre principale, 19)
2.  la corte interna (20)
3.  il corpo occidentale (23/24)
4.  il corpo settentrionale (il «palazzo», 22/26).
Sul lato orientale del quadrilatero, una porta al livello del piano terreno conduce all'interno della rocca e precisamente alla corte lastricata (20). A nord, ai piedi del mastio, si trovano i resti di una piccola cisterna (21). Il corpo settentrionale, formato da un possente edificio rettangolare, internamente suddiviso in tre parti, è conservato solo parzialmente. Davanti al fronte meridionale, sul lato della corte interna, ora molto diroccato, con porte al pianoterra parzialmente murate, si trovano le fondamenta di un loggiato costruito in epoca successiva. Esso era raggiungibile attraverso una scala esterna e dava accesso ai locali superiori del palazzo (22/26). Al piano terra vi sono tracce di pittura che imitano un rivestimento marmoreo (inizi del XV sec.). Al terzo piano della parete settentrionale, ancora esistente, si trovano ampie finestre con nicchie fornite di sedili in pietra, una nicchia cieca e uno spazioso camino (grazie al ritrovamento di frammenti di ceramica è documentato un riscaldamento tardomedievale con stufa di maiolica).
Il corpo occidentale sorse evidentemente in più fasi costruttive. Sul lato corto a nord, esso è collegato col corpo settentrionale di epoca più recente. La parte meridionale è da ritenersi adibita a abitazione per la servitù o per la guarnigione. (23) con ingresso al piano terra: vi sono i resti di un camino. Nella parte nord, più piccola, si trova la cucina padronale con focolari e forno sporgente verso il cortile (24). Sul lato esterno del bastione sono situate, su piani diversi, due latrine con sedili e relative condutture verticali (75). Il locale con soffitto a volta accessibile dalla cucina e situato nell'angolo occidentale del corpo a nord, viene indicato da Poeschel come la stanza di soggiorno della guarnigione, mentre più verosimilmente si tratta di una dispensa (26). Nel lato sud-ovest della rocca si trovano le fondamenta di mura di cinta più antiche (27). Il mastio nell'angolo orientale della rocca (19), oggi conservato soltanto fino all'altezza di m 8 ca., costituiva l'elemento architettonico più possente del castello altomedievale. La muratura è costituita da blocchi di pietra squadrati e disposti a file. L'ingresso superiore, situato sul lato occidentale della torre, è vagamente riconoscibile nella sua impostazione: esso era raggiungibile da una scala di pietra costruita più tardi e originariamente in legno. Le pareti nord-est e sud-est della torre principale sono rinforzate da contrafforti. L'interno della torre è riempito per parecchi metri da detriti.
STORIA DELLA COSTRUZIONE
La radicale ristrutturazione del sec. XV e gli effetti distruttivi degli scavi del 1925-26 non permettono di ricostruire documentatamente l'assetto originario e le successive vicende della costruzione. Quanto segue si basa perciò soprattutto su supposizioni e su conclusioni tratte per analogia.
Le sole tracce visibili della probabile chiesa fortificata altomedievale (sec. Vl-VII?) sono conservate all'interno della chiesa di S. Carpoforo dove sono venute alla luce le fondamenta di una costruzione precedente con abside semicircolare. Sorprendentemente si trova lo stesso tipo di pianta nella chiesa fortificata di Grepault presso Truns. Di bastioni del Primo Medioevo non v'è traccia, come pure di edifici destinati a residenza. È probabile che vi fosse stata una suddivisione dell'area del castello per permettervi l'insediamento di numerosi membri della comunità.
Nel sec. Xl la chiesa del Primo Medioevo venne sostituita da una nuova romanica  con abside semicircolare internamente e con campanile isolato. Resta tuttora ignoto quando si formò il nucleo del castello feudale. Confronti con altri castelli simili (Hohenrätien, Schiedberg, Castel Grande di Bellinzona) permettono una datazione risalente ai secc. X - Xl. I resti databili più antichi all'interno della rocca, costituiti dalle rovine del mastio, appartengono alla seconda metà del sec. Xll. Forse le fondamenta di una cinta muraria, che parte dall’angolo meridionale della torre (27), risalgono a un'epoca ancora precedente. Inoltre le tracce di fondamenta a sud-est del mastio (11) potrebbero risalire a un'abitazione del sec. Xl o addirittura del X.
Con l'ampia ristrutturazione del castello tra il 1150 e il 1200, documentata dalla costruzione del mastio (19), inizia la movimentata storia delle vicende costruttive.
Nel sec. Xlll al castello di Mesocco si aggiunge una nuova cinta muraria che partendo alla rocca racchiude tutta l'area fortificata. Il sec. XIV comporta ulteriori ristrutturazioni: all'interno della rocca sorge, in due fasi, un corpo residenziale oblungo a ridosso della cinta muraria (23/24). In alcuni punti le mura vengono sopraelevate e rinforzate da merli a coda di rondine e tra il campanile e il bastione occidentale viene costruito un grande forno per soddisfare il bisogno degli abitanti del castello evidentemente sempre più numerosi (16). Sulle botteghe artigiane, le stalle, i magazzini ed altri locali di servizio, situati nella parte orientale del castello (12/15), mancano informazioni storiche di età anteriore al sec. XV.
 
Quando i de Sacco-Mesocco raggiunsero nel 1400, con Alberto, l’apice del loro potere, cosa che richiedeva una maggiore rappresentatività, il castello di Mesocco subì, come centro feudale, una serie di importanti ristrutturazioni  e ampliamenti. Questi ultimi riguardano in parte i bastioni della rocca (2): viene modificata la porta interna (1) e viene costruito il muro trasversale anteposto a sud-ovest (8) e forse anche la torre poligonale a nord-ovest. Soprattutto però verso il 1400 viene modificata la rocca stessa. La pianta quadrata, già predisposta dall'orientamento del corpo occidentale (23/24) rispetto al mastio, viene completata dalla costruzione sul lato nord-ovest dell'imponente palazzo (22/26). I successivi ampliamenti all'interno della rocca (scala esterna per l'ingresso superiore del mastio, loggiato davanti al palazzo) non sono databili con precisione. Essi appartengono forse, come il rivestimento alla base del mastio (19). all'ultima fase costruttiva della fine del sec. XV.
 
Nel Tardo Medioevo, il  castello di Mesocco dovette essere un’imponente fortezza difficilmente espugnabile. Già nel 1478, quindi ancora prima dei grandi lavori di completamento degli anni seguenti, i governatori di Bellinzona comunicavano a Milano che la fortezza si poteva conquistare solo per «tradimento o fame». Dopo l'acquisizione del feudo di Mesocco da parte di Gian Giacomo Trivulzio nel 1480, iniziarono i lavori di ampliamento del castello che lo trasformarono nella fortezza tardomedievale. I lavori incominciarono probabilmente verso il 1483. Con l'aiuto di capomastri italiani vennero rifatte l'imponente cinta muraria della rocca e la porta fortificata (1) con le due torri che la fiancheggiano (3/5). Allora sorse anche l'area fortificata esterna che congloba nella fortezza la zona antistante ad est con la chiesa di S. Maria del Castello. Ulteriori ristrutturazioni riguardano gli edifici destinati ai servizi all'interno del castello.
 
Un inventario del 1503 informa singolarmente sulla denominazione e sulla funzione delle mura, delle torri e degli ambienti del castello. Contiene anche un elenco delle macchine belliche di diverso tipo e calibro esistenti nella fortezza. Dopo il suo smantellamento nel 1526, una parte di questa artiglieria venne acquistata dai Grigionesi e da ultimo finì nell'arsenale di Coira.
 
Dopo di ciò il castello divenne inutilizzabile come piazzaforte abitata, ma la struttura muraria rimase in gran parte intatta. Anche la chiesa di S. Carpoforo si trovava fino al 1700 in discrete condizioni. Una ricostruzione della fortezza, che nel sec. XVII avrebbe potuto essere attuata con mezzi relativamente modesti, non avvenne mai.
 
 
L’IMPORTANZA DEL CASTELLO Dl MESOCCO NELLA STORIA DELLE FORTIFICAZIONI
 
 
Il castello di Mesocco viene descritto da E. Poeschel (I monumenti d'Arte e di Storia del Canton Grigioni, vol. Vl. p. 366) come «la fortificazione più importante dei Grigioni e come una delle più grandi fortezze della Svizzera». Questo giudizio è esatto per quanto riguarda l'imponenza delle mura ma richiede una precisazione:  le mura possenti e le torri per i pezzi d'artiglieria, che differenziano il castello di Mesocco da altri castelli grigionesi, sorgono in un'epoca (sec. XV) nella quale era già cessata qualsiasi attività edificatoria nei castelli feudali della Svizzera. Eccetto le opere di fortificazione delle città, solamente in alcune residenze di balivi dei territori confederati (Dorneck, SO) o in castelli di feudatari (Bellinzona, Tl; Montvoie, JU) vennero eseguite importanti opere di fortificazione. Il significato storico del castello di Mesocco, considerato nel suo aspetto definitivo, sta perciò nelle sue vicende costruttive, singolari per la Svizzera, che si conclusero nel secolo XV con la costruzione di nuove opere difensive ed offensive per le con l'uso dell'artiglieria. Sorprendentemente le ristrutturazioni del sec. XV, nonostante le loro imponenti dimensioni, non hanno cancellato completamente, qui, il concetto della fortificazione altomedievale, come invece è accaduto per la fortezza di Hohentwiel nel Württemberg. Sono conservate la rocca, sorta organicamente intorno al mastio (secc. Xll XV), l’area sacra del Primo e Alto Medioevo intorno alla chiesa di S. Carpoforo e le parti dei bastioni medievali sul lato ovest della rocca, dove lo strapiombo naturale rendeva superflue ulteriori opere di fortificazione. I grandi lavori di ampliamento difensivo dell'ultima fase della costruzione riguardarono soltanto il perimetro della rocca sui lati nord-ovest, est e sud, dove vi era pericolo di attacchi improvvisi da parte dell'artiglieria. L'ampliamento ad est dell'area fortificata fino a comprendere la chiesa di S. Maria, aveva lo scopo di respingere l'attacco di eventuali nemici dalle colline a sud-ovest della chiesa, poiché sulle sue alture potevano essere installati potenti pezzi di artiglieria con effetto disastroso per gli assalitori.
 
Come già esposto, il castello di Mesocco era una chiesa fortificata del Primo Medioevo  e con ciò si inserisce in un più ampio gruppo di fortificazioni, finora scarsamente studiate, che si trovano principalmente nell'area della Rezia. Documenti scritti su tali chiese fortificate risalgono al sec. Vlll. mentre scavi e reperti archeologici sembrano ricondurle fino ai secc. Vl e VII. Sulla collina di Grepault presso Truns sono venute alla luce tracce di una chiesa fortificata simile a questa e non trasformata da costruzioni successive. Sono stati individuati i resti di una chiesa con abside allineata e con una costruzione annessa così come le fondamenta di una cinta muraria lungo il margine dell'area della rocca. A parte l'area sacra, utilizzata costantemente, questo tipo di fortificazione dovette essere adibita soltanto temporaneamente a rifugio.
 
Per lo sviluppo delle chiese fortificate della Rezia in epoca alto e basso medievale, si delineano secondo gli ultimi risultati della ricerca quattro situazioni tipiche:
 
 
1.  abbandono di tutto l'insediamento prima del Mille (Grepault):
2.  abbandono della zona fortificata e conservazione della chiesa (San Lorenzo di Paspels, Tiefencastel):
 
3.  rinuncia alla cortina difensiva esterna, mantenimento della chiesa, costruzione di un castello feudale su una superficie ridotta (Steinsberg e chiesa di San Luzi presso Ardez);
 
4.  conservazione della chiesa e della fortezza, parziale o totale trasformazione di quest'ultima in un castello feudale (Solavers, Jörgenberg, San Parcazi, Hohenrätien).
 
 
Il quarto caso è quello più frequentemente documentato. Anche il castello di Mesocco corrisponde a questo schema di sviluppo. Quando e in quale modo sia avvenuto il passaggio dal rifugio, utilizzato temporaneamente al castello feudale permanentemente abitato resta da ricercare caso per caso. I reperti di Hohenrätien e Jörgenberg indicano che questo processo ebbe inizio con la costruzione di una rocca feudale (sec. X-Xl?). Il progressivo ampliamento dell'area feudale all'interno del castello non avviene in egual misura in tutti gli insediamenti fortificati.
 
Nel castello di Mesocco la primitiva area feudale è rintracciabile all'interno della rocca. L'ampia area del castello deve aver costituito il rifugio primitivo. La trasformazione del castello in residenza feudale, iniziata nel sec. Xll, comporta la scomparsa progressiva della funzione di rifugio e l'occupazione di tutta l'area del castello con costruzioni feudali (stalle, laboratori artigiani, magazzini, locali di servizio). In nessun'altra chiesa fortificata della Rezia la trasformazione della zona adibita a rifugio in castello feudale venne realizzata in modo così coerente e totale come nel castello di Mesocco, conseguenza del perdurare delle opere di costruzione fino alla fine del secolo XV.
 
Gli edifici medievali del castello, così come ancora si sono conservati, rientrano nelle tradizioni regionali. Ciò vale sia per la chiesa di S. Carpoforo, databile al sec. XI, la cui abside scavata nella parete terminale della chiesa ha origine nella Rezia, come anche per gli edifici profani (mastio, primitiva cinta muraria della rocca, finestre e porte), che corrispondono alle tradizioni costruttive dei castelli grigionesi. Nel corso dei sec. XIV è sempre più evidente l'influenza dell'Italia settentrionale. Essa si esprime tra l'altro nella merlatura a coda di rondine, nelle scale esterne in pietra e nelle logge, così come nei camini e negli impianti delle latrine. Ancora secondo la tradizione italiana sono eseguite le fortificazioni della fine del sec. XV, i merli, le torri per i pezzi di artiglieria, le porte fortificate e le feritoie. Analoghe forme architettoniche si trovano ad esempio a Bellinzona, nel castello di Morcote, come pure nella maggior parte delle fortezze lombarde un tempo dipendenti da Milano.
 
Purtroppo le rovine del castello, dopo i lavori di scavo e consolidamento del 1925/26, non hanno più avuto una manutenzione costante per cui da allora si sono verificati gravi danni alla muratura. È auspicabile che vengano adottati provvedimenti energici per permettere un risanamento delle parti pericolanti e garantire la conservazione di questo monumento storicamente significativo.

Mesocco, Castello e chiesa di Santa Maria del Castello
Werner Meyer- Emil Maurer
Guida ai Monumenti Svizzeri a cura della società di Storia dell’Arte in Svizzera
michele.paparella.68@gmail.com
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