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Castello-di-Mesocco - IL Tempo Che Fu

Il Tempo Che Fu
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Castello-di-Mesocco

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Il castello di Mesocco
e
chiesa di Santa Maria del Castello


Werner Meyer – Emil Maure

La Mesolcina è una valle alpina lunga e profonda percorsa dal fiume Moesa che nasce presso il passo del San Bernardino e confluisce presso Arbedo (Tl) nel Ticino. La Mesolcina non ha valli laterali di rilievo, a parte la Val Calanca che sbocca a Grono; oltre alla strada del S. Bernardino, con la quale si raggiunge il Rheinwald, non vi sono vie di traffico importanti che percorrono la valle, pur essendo essa raggiungibile molto facilmente da sud. Il fondovalle presenta vari livelli: il più basso, che ha inizio ad Arbedo, in territorio ticinese (m. 250 circa sul livello del mare), si protende molto all'interno delle montagne fin dietro Cabbiolo e sale, quasi impercettibilmente e talvolta compresso fra coni di deiezione, fino a circa m. 450 sul livello del mare. Solo presso Soazza ha inizio la vera e propria salita che conduce gradatamente in alto fino al Passo del S. Bernardino (m. 2065 s/M). La possente rocca di Mesocco si erge dal fondovalle al limite estremo del piano di Mesocco situato ad un'altitudine di 752 m.s.m.
La facile accessibilità della valle da sud, così come il clima mite, soprattutto nei luoghi più meridionali e soleggiati (per esempio presso Castaneda), hanno favorito la nascita d'insediamenti umani già in epoche preistoriche. Numerosi e anche spettacolari ritrovamenti (tombe, insediamenti, reperti isolati e recentemente anche tracce di solchi di campi un tempo coltivati) documentano la presenza dell'uomo nella Mesolcina già dall'età neolitica (ca. 2000 anni a.C.). Anche nell'area del castello di Mesocco sono stati individuati resti di insediamenti preistorici. Nella strettoia nord-occidentale della rocca si trovano fondamenta di abitazioni dell'età del ferro, così come tracce di uno sbarramento della valle. L'iniziale datazione di questi ultimi alla prima età del ferro si è recentemente rivelata errata. La fortificazione di sbarramento risale alla fine dell'antichità classica o all'inizio del Medioevo. Ritrovamenti di reperti sparsi dell'età del bronzo e del ferro documentano la presenza di insediamenti preistorici persino sul piano della rocca di Mesocco, ma mancano ancora oggi tracce di una fortificazione di quell'epoca. In epoca romana tardoimperiale il passo del S. Bernardino era percorso da una strada di secondaria importanza, in grado di garantire un rapido collegamento tra la rocca di Bilitio (Bellinzona) e Curia (Coira) capoluogo della Rezia.
L'isolamento geografico della Mesolcina favorì nel Medioevo la formazione di un feudo territorialmente chiuso.  Il castello di Mesocco può esserne considerato senza dubbio il nucleo centrale, la cui origine n epoca altomedievale non è seriamente contestabile. Questo ruolo storicamente indicativo merita tanto più attenzione in quanto il castello di Mesocco si erge in un luogo alto e isolato nella valle, mentre gli altri castelli medievali della Mesolcina sono situati nel tratto inferiore, distribuiti soprattutto nell'area di Grono e Roveredo (San Vittore, Beffano, Palazzo Trivulzio, Boggiano, Torre Fiorenzana, S. Maria di Calanca). La fortezza più vicina confinante col castello di Mesocco si trova alla distanza di Km 11 presso Cama (castello di Norantola).
Chi visita le rovine oggi fatica forse a rendersi conto delle epoche più antiche del castello. La costruzione è totalmente dominata da mura poderose di epoca altomedievale e soprattutto tardomedievale. Inoltre gli estesi lavori di scavo e consolidamento, condotti nel 1925-26 dalla «Pro Campagna», hanno portato alla luce tratti delle mura più recenti ed è loro merito averli salvati da un ulteriore deterioramento. D'altra parte, in seguito ai procedimenti poco scrupolosi un tempo comuni, i reperti archeologici sono stati in gran parte trascurati e distrutti cosicché al di fuori di un paio di frammenti di mura all'interno della chiesa di S. Carpoforo (vedi p. 12), non vi è nessun resto visibile a testimonianza della fortificazione altomedievale. Non è più possibile dare una risposta ai fondamentali quesiti sulla storia della costruzione e dell'insediamento che oggi queste rovine suscitano in noi.
In tempi più recenti, la pittoresca fortificazione situata sul blocco roccioso che domina la valle, è stata purtroppo danneggiata nel suo fascino originario dalla costruzione dell'autostrada, la cui ampia fascia di cemento si svolge brutalmente attraverso la strettoia ai piedi della rocca. Le rovine si possono visitare senza difficoltà. A nord, ai piedi del castello, sono a disposizione numerosi parcheggi presso l'uscita dell'autostrada. Tramite un comodo sentiero si giunge dapprima nell'area delimitata dalla cinta muraria esterna in cui sorge la chiesa di S. Maria del Castello: poi, sul fianco nordorientale, la strada conduce in ripida salita all'ingresso della fortificazione principale, attraversato il quale ci si trova all'interno dell'ampia area delle rovine.
CENNI STORICI
 
 
Il castello di Mesocco costituisce a partire dagli inizi del Xlll secolo, al più tardi, il centro feudale dell'intera Mesolcina per cui nella storia della fortezza si rispecchiano le vicende politiche della valle. Per i tempi più antichi mancano testimonianze dirette. Resta perciò la questione aperta: in occasione di quale evento fu eretta l'originaria chiesa fortificata altomedievale. Il patrocinio di S. Carpoforo indica una fondazione della chiesa molto antica, che ha origine a Milano. Sul finire del primo millennio la Mesolcina apparteneva probabilmente alla contea della Rezia Superiore, ma poco sappiamo sulla sua reale situazione politica.
 
 
Gli inizi della dominazione dei de Sacco-Mesocco sulla Mesolcina restano altrettanto oscuri, tanto più che non è risolta la questione sulla genealogia di questo casato, documentato per la prima volta con «Heberhardus de Sacco» nel 1137/39. Si possono solo supporre, ma non dimostrare, legami parentali con gli Udalrichinger che furono per un certo periodo conti della Rezia Superiore e con il casato dei Torre, originari della Val di Blenio. Nel sec. Xll i de Sacco-Mesocco hanno in ogni caso il dominio sulla Mesolcina. Essi ottengono probabilmente questo privilegio grazie all'appoggio dell'imperatore Federico Barbarossa. Il progressivo ampliamento dalla dominazione della valle a quella di tutto il territorio avviene nel corso dei secoli XIII e XIV. Casati minori vengono cacciati o sottomessi: rami cadetti dei de Sacco-Mesocco risiedono fino al sec. XV in altri castelli della valle (Norantola, Torre Fiorenzana, Roveredo, San Vittore, S. Maria di Calanca).
 
La prima indiretta citazione del castello di Mesocco è dell'anno 1219 quando viene nominata nei documenti la chiesa «sancti Carpofori de sorcastelo». Nel 1273/74 viene documentato «in castro Mesocho» l’inizio del vassallaggio di due coloni walser provenienti dal Rheinwald durante la signoria di Alberto de Sacco-Mesocco. Le conquiste da parte dei de Sacco-Mesocco dei territori oltre il passo del S. Bernardino coinvolgono il casato, durante il sec. XIV, nelle lotte tra i feudatari della Rezia, ma permettono loro, intorno al 1380, di ereditare i territori dei baroni di Belmont nella regione della valle del Reno anteriore tra Flims e Ilanz.
 
Quando, dopo il 1400, la morte di Gian Galeazzo Visconti provoca disordini all’interno del Ducato di Milano. Alberto de Sacco-Mesocco si impadronisce temporaneamente dei territori milanesi di Bellinzona, Blenio e Monte Dongo. Da allora i de Sacco-Mesocco assumono il titolo nobiliare di conti. Sotto il dominio di Alberto de Sacco-Mesocco, arrivato al culmine del suo potere nei primi anni del sec. XV, il casato cade sempre più, negli anni seguenti, sotto l'influenza della Lega Grigia e viene coinvolto nei conflitti tra i cantoni centrali della Confederazione e il Ducato di Milano. Nel castello di Mesocco, centro del potere feudale nella valle, si sviluppa da un lato una dispendiosa vita di corte, caratterizzata da uno sfarzo principesco, ma dall’altro la potenza dei de Sacco-Mesocco viene continuamente corrosa da pressioni politiche esterne e difficoltà interne causate dai sudditi. Nel 1458 i conti Enrico e Giovanni de Sacco-Mesocco stipulano col monastero di Disentis un contratto di legislazione regionale nel quale s'impegnano a lasciare libero l'accesso alla fortezza di Mesocco ai monaci.
 
Per impedire lo sgretolamento del proprio dominio, nella seconda metà del sec. XV i de Sacco-Mesocco si appoggiano sempre più a Milano; intorno al 1479, tuttavia, il conte Giovanni Pietro passa, in occasione della battaglia di Giornico, all’esercito confederato-grigionese. Truppe milanesi, intenzionate a impossessarsi cautelativamente della fortezza di Mesocco, vengono precedute da truppe della Lega Grigia che tengono occupata la rocca. Nel 1480 Milano inizia però trattative col conte Giovanni Pietro per l’acquisto della Mesolcina, ma si ritira per non irritare i Confederati delegando le trattative a un prestanome, Gian Giacomo Trivulzio, condottiero e consigliere del Duca, il quale riesce ad acquistare la Mesolcina il 20 novembre 1480. Questo passaggio di proprietà scatena nella valle sommosse che si protraggono per molti anni. Già il 23 novembre successivo le truppe della Lega Grigia occupano il castello di Mesocco per impedire la sua traslazione al Ducato di Milano. Una sentenza federale porta nel 1481 alla cessione della fortezza al Trivulzio, ma l'opposizione dei valligiani si placa soltanto nel 1483, quando il Trivulzio si impegna a tenere aperta la fortezza di Mesocco alla Lega Grigia.
 
I sudditi irrequieti, la pericolosa vicinanza dei bellicosi Grigionesi, la precarietà dell'appoggio milanese e altri motivi conducono, dopo il 1485, al distacco del Trivulzio da Milano. In quegli anni, con l'aiuto di maestranze italiane, egli trasforma il castello di Mesocco in un'imponente roccaforte nella quale deposita una grande quantità di armi e in particolare un notevole parco d'artiglieria; ciò nonostante, nel 1496, egli entra nella Lega Grigia impegnandosi a rifornire di armi e provviste le fortezze di Mesocco e Roveredo (il cosiddetto «Palazzo Trivulzi», nel quale era collocata una parte dell'amministrazione feudale) e metterle a disposizione dei Grigionesi in caso di guerra. Nella guerra di Svevia del 1499 in successive campagne militari i Grigionesi approfittano ripetutamente dell’artiglieria del castello di Mesocco.
Le esperienze della battaglia di Musso inducono nel 1526 i Grigionesi, nonostante i timori dei Confederati, allo smantellamento del castello di Mesocco. Nel 1549 i Mesolcinesi si riscattano dalla dominazione del Trivulzio entrando a far parte, nel 1551, della Lega Grigia.
DESCRIZIONE DEL CASTELLO
 
 
Il castello di Mesocco si divide nelle seguenti quattro parti principali:
 
 
1.   area fortificata antistante (lato est. A)
 
2.   castello (piano della rocca, B)
 
3.   rocca (nucleo centrale del castello. C)
 
4.   area sacra (chiesa di San Carpoforo, D).
 
 
L'accesso all'estesa fortezza avviene attraverso l'avvallamento a nord della rocca, approssimativamente sul tracciato del sentiero originario. Dirupi scoscesi verso la strettoia nordoccidentale e giù verso la Moesa profondamente incassata nella roccia e descrivente numerose anse intorno alla rocca, rendono arduo qualsiasi avvicinamento da altri lati. Presso la chiesa di S. Maria del Castello si trovano singoli e indipendenti resti della cerchia muraria esterna dell'area fortificata antistante che comprendeva anche la roccia a sud-est della chiesa. Apparentemente si tratta di ruderi di una massiccia cerchia muraria. Entro quest'area fortificata antistante non vi sono tracce di altre costruzioni.
 
La salita al castello inizia presso la chiesa di Santa Maria sul fianco orientale della rocca. Resta da vedere se fosse previsto il fatto che percorrendo questa salita un guerriero armato avrebbe rivolto verso la rocca il fianco destro, cioè il lato del corpo non protetto dallo scudo. Sul fianco meridionale della rocca, la via d'accesso descrive un tornante verso destra e conduce direttamente davanti all'ingresso del castello, costituito da una torre sporgente dalla cerchia muraria (1). Un fossato antistante, scavato nella roccia, era attraversabile un tempo grazie a un ponte levatoio. All’interno della torre d'ingresso, la strada piega ad angolo retto verso ovest e conduce attraverso una seconda porta di più antica data nell'area spaziosa del castello vero e proprio (B). I conci di questa porta in marmo sono stati in parte ricostruiti.
 
Il castello si estende su tutto il piano della rocca, lungo il cui margine scorre una solida cerchia muraria dalla pianta a forma di pentagono irregolare e allungato (2). Sul lato occidentale e settentrionale lo spessore delle mura è relativamente esiguo (m 1 ca.) Giunti verticali e orizzontali (sono visibili tra l'altro feritoie e merlature murate) rendono riconoscibili successivi sopralzi e rifacimenti. Sugli altri lati, le mura di cinta presentano uno spessore di diversi metri. Nel punto in cui essa ha conservato la sua altezza originaria, è coronata esternamente da una fila di triple mensole di pietra che un tempo sorreggevano una merlatura aggettante. Di tutto ciò non restano che poche tracce.
 La cerchia muraria è rafforzata da cinque torri sporgenti di forma diversa. Secondo fonti tardomedievali queste torri possedevano nomi oggi peraltro non identificabili  con sicurezza. La torre angolare meridionale (torre Masiza?. 3) è di pianta rettangolare. Nella sua massiccia muratura si inseriscono i resti di una costruzione più antica, meno solida. Le feritoie, collocate in celle con soffitto a volta, permettevano il controllo del lato sud-est della cinta muraria. Nella torre successiva (La porta col rivellino, 1) era collocata la porta fortificata (v. sopra). Le sue feritoie servivano per la difesa dell'accesso e della zona orientale delle mura, ora per buona parte diroccata. Il bastione più massiccio, oggi conservato solo per metà, sorgeva sul lato orientale delle mura ed era formato da una possente torre quadrata (La torre grossa, 4) con mura di uno spessore di più di m 5. Le stanze interne, con soffitti a volta, erano accessibili dalla corte interna ed erano fornite di feritoie strombate adatte a pezzi di artiglieria di piccolo calibro (colubrine?), la cui traiettoria radeva le mura di cinta. Aperture quadrate nelle volte permettevano la fuoriuscita del fumo dello sparo.  
Da una feritoia, inserita obliquamente nel muro di cinta nord-orientale, era possibile proteggere la zona antistante la fortezza con la sua via di accesso presso la chiesa di Santa Maria. Nell'angolo settentrionale della cinta muraria non fu mai eretta una torre vera e propria, ma solamente un bastione sporgente della stessa altezza del muro perimetrale (5). Al contrario, l’angolo nord-occidentale dei bastioni era fortificato da un'altra torre (La torre nuova?. 6) con pianta poligonale irregolare. Nel piano superiore si trovano i resti di un locale di soggiorno con finestre entro nicchie fornite di sedili. Nel piano inferiore vi erano stanze con feritoie.
 
Al di fuori del tratto nord-ovest dei bastioni, al limite dello strapiombo della rocca, vi sono resti di fondazioni di una precedente cinta muraria (7). Dai bastioni sud-occidentali si dirama uno sbarramento (8) che impedisce l'accesso alla spalla occidentale della roccia. Questa zona sbarrata è accessibile dal castello attraverso una galleria sotterranea (posterla).
 
Il cortile del castello non era originariamente così spazioso come appare attualmente poiché diverse costruzioni, ora demolite, occupavano un tempo gran parte della superficie. Nelle fondamenta di una costruzione isolata di forma rettangolare, situate nel tratto sud-ovest dell’area (9), si possono individuare, pur mancando una documentazione sicura, i resti dei bagni: mentre si può sostenere con certezza, in base ai reperti scavati (fornace) e a documenti tardomedievali, l’esistenza di un edificio adibito a fucina (10), situato accanto al bastione di fianco al portale d'ingresso. Quanto alle tracce di mura, rinvenute a sud-est della rocca (11), mancano indicazioni sicure: forse si tratta di un edificio destinato ad abitazione risalente alla prima fase costruttiva del castello.
 
Importanti spaziose costruzioni testimoniate oggi solo da misere macerie, si estendevano lungo il lato est dei bastioni. Un lungo edificio, situato proprio accanto al portale d ingresso (12), conteneva probabilmente le stalle. Più a nord si trovano le rovine di una costruzione più volte suddivisa e adibita a servizi e a magazzini. Nel suo lato meridionale (13) era collocato un caseificio e in quello settentrionale una fonderia (14).In questa ala andrebbe ricercata anche la zecca della Mesolcina, di età tardomedievale, ammesso che essa si trovasse veramente nel castello di Mesocco e non nel palazzo Trivulzio di Roveredo. Infine, all'interno di quest'ala sono venuti alla luce anche i resti di una grande cisterna scavata nella roccia (15).
michele.paparella.68@gmail.com
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